Un gruppo di amici sta promuovendo una iniziativa per ricordare Luca De Vero, l’anima storica dell’Alcol Cafè di Largo Campo, a Salerno. Il pioniere di una movida frizzante di fermenti, volano di crescita culturale, capace di incuriosire e di far aprire delle porte. Io lo ricorderò così.
15-11-’93. Interno/Notte. “Signora che ti offro?”. Bionda. Avevo diciannove anni. Aphroditè kalizonè significava solo “Afroditedallabellacintura”. Mi entusiasma(va) la notte. Nei vapori soffusi di un bar all’alba. Nei calici che si intrecciavano c’era Guy Debord. La pizza del Nettuno. L’internazionale situazionista. E il mio precariato. Un amore ricopiato a modello di Jules e Jim. Un’amica tradita. La seduzione di Frame Dada. Una corona funebre spedita, da altri, per gioco. Playgin e superalcolici. La poesia di Pavese. La trasgressione fine a se stessa e la ricerca. Alfonso e Ugo. Dibiancovestito (ricordi Tondelli?). Un bicchiere di rosso schizzato su una coppia irrisolta. E la città che ti guarda. E giudica. La provincia che “muore di domenica, chiesa cattolica”. E tu lì. Nel tuo invito a cena. Luca. Per sugellare un gesto. Quel gesto. Ridicolo. Istintivo. Viscerale. Il suo. Fu come dire. Esperiamo anche questa strada. Vi invito - tu e la tua amica tradita - a brindare a una RI-nascita. Tu che la RI-nascita l’hai costruita. Tassello dopo tassello. Con la (PRE) sunta-assunzione che dal caos risale l’ordine. Non c’era la luce, Squalo. Non c’erano controlli. Non esisteva la movida. E a differenziarsi erano solo gli esseri umani. Nel buio della piazza, a vestirsi a festa, gli spettri. Gli entusiasmi. Nei bicchieri alti. Nell’altrove. Nel gesto apocalittico che lascia(va) traccia. Il cinema & gli amori rubati. La letteratura & l’abbronzatura di Dona. I cocktail & “quel concerto non lo devi perdere”. Le foto d’autore & la voglia di trasformare il tessuto urbano, contaminandolo. Dentro. Fuori, la piazza vuota. Giri di valzer & overdose. Spazzatura & destrutturazione. Diseredati senza ambizione. Qualcuno (molti?) ci ha creduto. L’idea l’ha scopata. Come entrare dentro chi desideri. Come appropriarsi di un progetto, sposarlo, farlo madre. Come peccare di ubris e credere che dentro un sogno c’è la vita. Che gli spazi vuoti si colmano. Che l’ebbrezza dilata. Si fa corpo, ragione e technè. E combatte duelli. Vincendoli.
13-09-2009. ESTERNO/NOTTE. Rossa. Ho trenta-cinque anni. La forza della nostalgia. La notte ancora mi entusiasma. Mi innamora “la singolarità e la differenza” di Nancy (senza l’A(a)lcol non l’avrei scoperto). La tua piazza freme. La illuminano i lampioni. Lo strappo del laccio emostatico non si sente più. Neppure il rosario antico di quel dedalo di cuori, stenti e malinconie. Gli esseri umani, tendenzialmente, si differenziano poco. I rifiuti, molto. “E’ martedì, si butta l’organico”, ha preso il sopravvento du Debord. Su Frame Dada. Su “ti consiglio quel libro”. Scenografia febbrile. Vuoto tattile. Fotocopie sbiadite. Calici dell’industria. Seriali. Come i volti. Gli spazi. Le parole afone. La luce, anche nel neon della piazza, si fa flebile.
N.B. Tutte le operazioni “culturali” se spinte dalla passione, riescono. Tutte le operazioni “culturali”, se non suffragate da impegno, falliscono. La passione e l’impegno la mettono gli uomini. Qualcuno, suo malgrado, se ne va. Qualcun altro resta. Con una eredità e un dovere morale.