I luoghi comuni non si possono lacerare, nè tantomeno distruggere. Scorticarli, diceva Beckett, sembra esere la sola via di uscita per non incappare nel rischio di produrre i loro contrari. Ci hanno provato Stanislao Di Giugno e Alessandro Piangiamore, due giovani artisti - romano il primo, siciliano il secondo - a cui la galleria di Tiziana Di Caro (Salerno, via delle Botteghelle 55), dedica fino al prossimo 22 novembre una interessante esposizione. “Luogo comune”, il titolo della mostra che gioca provocatoriamente sul doppio significato di locus communis - piattaforma di incontro, scontro e confronto - e di idea ricorrente che, nell’immaginario collettivo fa rima con l’ovvio ed il banale. Diciamo subito che non sono i primi - a precederli, il decollage travelling, certo informale, i decoupage di Rotella, le visioni del cinema underground poco di nicchia - ma neppure sembrano pretendere l’esclusiva di una ri-scoperta godibilissima. Obiettivo di Di Giugno sembra essere quello di stravolgere l’oggetto quotidiano per rimetterne in discussione il senso. Ecco dunque che pezzi di auto e motorini diventano frame di sculture post moderne. Piangiamore, invece, si insinua nell’ordinario per alterarne i contenuti, e scomporne i significati. Un ramo di corallo diventa un pezzo di legno, un ramo di legno, un torchon di corallo. Gli oggetti, il significante, il guscio, non sono più l’essenza. Neppure in quell’universo di “luogo comune” dove l’alfabeto sembra essere giocoforza condiviso da tutti. Viene in mente Klossowski e la sua idea del simulacro dominatore dei sistemi di comunicazione. Corpi vuoti che paiono non contenere alcun principio di verità, ma piuttosto rimandare al luogo comune, ad una sparcellizzazione del significato. Lo sosteneva anche Gilles Deleuze a proposito della pittura di Francis Bacon: davanti alla tela, il luogo comune - materiale o metafisico che sia - esiste in partenza. All’artista spetta il compito di distanziarlo con l’astrazione o di ravvicinarlo, con un piano sequenza fatto di visioni. In vetrina sculture, fotografie, collages e quadri. Aperta dal martedì al sabato dalle 15.30 alle 20.30 o su appuntamento. Info: 089-9953141. Fin qui la mostra. Ma viene da chiedersi… quando il luogo comune non viene ingabbiato nel perimetro dell’arte - qualunque essa sia - quando lo si ritrova ovunque, disperso nell’aria che si respira, come un vizio assurdo, i gas di scarico di una metropoli o una folata di bora improvvisa e imprevista, quanti, nell’esercizio routinario del loro quotidiano, riescono a ridisegnarne il significato? Il punto è trovare la voglia - che nasca dal divertissement o da un moto di sdegno, fa poca differenza - per ri-costruire quell’alfabeto collettivo che forse poi, non è così condiviso come vogliono farci credere.